Rischi dei mercati post covid, come muoverci ?

Parlare di post-Covid in Europa fa certamente sorridere. Siamo nel pieno della pandemia, abbiamo la speranza nei vaccini, ma facciamo fatica a vedere la luce.

Al di là dell’oceano, negli Stati Uniti, si fa strada ormai da qualche settimana un maggiore ottimismo. In altre occasioni abbiamo parlato di YOLO, you only live once, vivi soltanto una volta, che sembra essere l’emblema del nuovo ottimismo americano.

Non tutti sanno che la Bank of American conduce con la sua divisione di ricerca un sondaggio mensile con i gestori di fondi di tutto il mondo: le domande vertono a capire che cosa li preoccupa maggiormente. Che cosa li tiene svegli la notte, vale a dire i rischi percepiti che potrebbero danneggiare i loro portafogli.

Inutile dire che il Covid-19, e l’impatto che il virus ha avuto sulla società, l’economia e i mercati,  ha tenuto il primo posto in classifica per lungo tempo.

Nell’ultimo sondaggio, condotto fra il 5 e l’11 marzo scorso, le preoccupazioni riconducibili al virus sono scese al terzo posto.

Ora, ci sono due rischi percepiti che incombono e che vengono considerati più grandi della pandemia.

In testa, ora c’è la paura per il potenziale aumento dell’inflazione. Al secondo posto c’è una improvvisa svendita di Treasury (la continuazione amplificata di quanto già verificatosi), che potrebbe far salire i tassi di interesse, danneggiando la nascente ripresa economica globale.

Fra le preoccupazioni diminuite rispetto ai mesi scorsi, c’è anche la percezione della bolla sui titoli americani. Da questo, forse, possiamo dedurre che una correzione nei prossimi tre mesi è quanto meno nelle aspettative.

E’ uno scenario dove il cambiamento è la parola d’ordine. La situazione potrebbe evolvere e non è escluso che questo accada con molta più velocità di quanto possiamo aspettarci.

Valutando molte opinioni che riceviamo dagli Stati Uniti, senza pretendere di competere con la scientificità del sondaggio di Bank of America, ci sono due paure che abbiamo rilevato: la prima, se bolla è, potrebbe fare il botto. La seconda, la spesa globale in deficit, con al primo posto gli Stati Uniti, prima o poi, qualcuno dovrà pagarla.

E la maniera migliore dei debitori per pagare i debiti è proprio l’inflazione. E forse qualche cerchio potrebbe chiudersi in questo modo: sempre che i tassi di interesse non subiscano aumenti drammatici improvvisi, cosa che renderebbe la sostenibilità del debito molto problematica.

Sembra che siamo in un vicolo e non abbiamo esattamente capito come fare ad uscirne.

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