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Aprile? Sarà un mese buono per le Borse?

Non ci sono titoli a sufficienza.

Volendo far parlare le statistiche

– dal 1996, aprile è il mese con la maggiore performance dell’anno per l’S&P500. Gli sta a ruota novembre, ma aprile resta il migliore.

– Dal 1950, aprile è il mese con la maggiore performance dell’anno per il Dow Jones.

– Dal 1971, aprile è il secondo mese migliore per maggiore performance per il Nasdaq.

Si direbbe che, effettivamente, dal punto di vista delle probabilità, aprile sembra volersi candidare ad essere un mese positivo. Nell’anno maledetto 2020, aprile è stato il mese della riscossa, partita il 23 marzo, dopo la grande rapida crisi del Covid. L’S&P500 ha guadagnato più del 12% in quel mese.

In aprile 2021, l’S&P500 è partito alla grande e sembra ora avere fatto una pausa di cortesia per attendere che l’Europa si rimetta in linea. Ci sono molto elementi positivi, sulla carta, per essere ottimisti. Vediamo i dati degli Stati Uniti:

– Venerdì scorso il non-farm payroll ci ha reso noto che nel mese precedente erano stati creati 916.000 nuovi posti di lavoro. Un dato stellare.

– Il tasso di disoccupazione è sceso al 6%. Se pensiamo che nell’aprile dello scorso anno sfiorava il 15%, il dato è semplicemente entusiasmante.

– La progressione delle vaccinazioni negli Stati Uniti ha del miracoloso: tre milioni di dosi somministrate ogni giorno nei primi quattro giorni di aprile.

– La fiducia di imprese e consumatori sta aumentando e il desiderio di spesa e consumo sta ritornando.

– L’amministrazione Biden ha allo studio un altro piano di stimoli riguardanti le infrastrutture: da uno a due trilioni di dollari che possono far ripartire molte imprese.

– La FED continua a dire che non c’è limite all’ubriacatura di liquidità in corso.

Da come si comportano i mercati, sembra un boom economico in corso: Eurostoxx alla soglia dei 4000, Dax sui nuovi massimi storici, S&P500 lanciato verso i 4100, Dow Jones verso le stelle.

La realtà: nella storia non abbiamo esempi confrontabili con la situazione in corso. Non ci sono titoli sufficienti, per riuscire ad impiegare tutta la liquidità esistente.

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Le incognite degli anni Venti . Tanti temi un solo filo conduttore

Il ciclo presidenziale americano

Herbert Hoover fu nominato presidente degli Stati Uniti nel periodo precedente alla grande Depressione. Fu eletto nel 1928 e governò fino al 1932.

A torto o a ragione, temo a ragione, è ricordato come uno dei peggiori Presidenti: era di parte repubblicana, e non a caso alle elezioni successive, vinse il democratico Franklin D. Roosevelt, che fu anche l’unico Presidente a governare per tre mandati.

16 anni dopo il 1928, nel 1944 fu eletto un altro Presidente democratico e da quel momento iniziò un curioso ciclo statistico elettorale americano, che vedeva nell’arco di 16 anni in alternanza ai repubblicani, una rielezione per due volte di presidenti della stessa parte politica.

I presidenti democratici furono eletti nel 1944, 1960, 1976, 1992, 2008: e per ciascuno di questi, quattro anni dopo, gli americani vollero confermare presidenti democratici.

Analogamente, i presidenti repubblicani furono eletti nel 1952, 1968, 1984 e 2000: e avvenne la stessa conferma di fiducia nel candidato dello stesso partito quattro anni dopo.

Nel 2016 fu eletto Trump, repubblicano, dopo i due mandati del democratico Obama. Nel 2020, il ciclo si è interrotto, con la elezione del democratico Biden: la statistica avrebbe voluto un altro repubblicano.

Il periodo 1932-1944 fu un periodo devastante della storia e di sicuro non ci auguriamo che l’interruzione del ciclo presidenziale americano, come avvenne con Hoover/Roosevelt, possa dar luogo a qualcosa di similare nel 2020-2032.

  

Dollaro e Borse

Quello che possiamo constatare è che il dollaro ha invertito il suo ciclo ribassista ed è tornato ad essere la valuta di riferimento: questo è tipico di quanto è avvenuto nella storia con i presidenti di parte democratica.

Biden sta parlando di tasse ai colossi, addirittura invitando i paesi di tutto il mondo ad imporre una sostanziosa minimum tax anche alle companies più rappresentative del mondo digitale, in modo da evitare la competizione fra paesi.

La classe media americana, a quanto ci risulta, già colpita dalla pandemia, guarda con un sentiment di preoccupazione a queste invocazioni di Biden, che sono l’assolvimento delle sue promesse fatte all’ala sinistra del partito, nel momento negoziale del sostegno per la sua elezione. La nomina di Kamala Harris come vicepresidente è parte integrante, a mio avviso, di tali promesse.

Nel breve termine, il mese di aprile, sulle borse americane, e quindi in linea di massima sulle borse mondiali, è stato positivo in 15 degli ultimi 16 anni: e da come si sono mossi gli indici nella settimana trascorsa, sembrano confermare una tendenza all’ottimismo.

L’S&P500 ha superato il target 4018 e punta verso quello a 4097.

Interessante anche il riscontro perfetto avuto sul Dollaro Yen rispetto al nostro articolo pubblicato sulla stessa rubrica il 13 marzo scorso (“Il Dollaro Yen al confine di cambio di trend”): resistenza sentita nell’area 110.87, all’87.50% del range, ma continuazione della tendenza rialzista. Un punto di riacquisto più in basso, se offerto, sarebbe una opportunità splendida.

Tutto sembra andare bene, in un clima di notizie dissonanti fra gli Stati Uniti e l’Europa, a livello di ripresa economica.

 Le incognite

C’è un grande terzo incomodo, rappresentato dal duplice polo di Russia e Cina. L’aggressività di quest’ultima, vedasi i casi di Hong Kong, le minacce su Taiwan, il sostegno al colpo di stato del Myanmar, il sostegno a dittature crudeli come quella di Maduro in Venezuela, il sempre maggior interventismo internazionale, costituisce il vero punto debole e la minaccia concreta per il mondo intero.

 Minaccia di cui il Covid-19, di cui fingiamo di volerci dimenticare le vere responsabilità, è, secondo il mio personale parere, solo una tiepida allerta.

Se dovessi esprimere una ulteriore preoccupazione, è il vero stato di salute di Biden. Se Biden non dovesse completare il mandato per ragioni di salute, i mercati non gradirebbero la Harris come Presidente pro-tempore. È vero che ai mercati piace cavalcare il carro dei vincitori: ma quello diventerebbe un carro piuttosto difficile da cavalcare.

Caro lettore: è Pasqua. Godiamola con noi stessi e con i nostri cari, se ne abbiamo, in questa area del mondo che rimane fra le più fortunate, malgrado tutto. Auguri a tutti voi !

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Mondo azionario e indice americano … cosa aspettarci?

Stare in piedi, correre, ma soprattutto fare goal.

Il suo nome è Wayne. Wayne Gretzky.

Forse non ti dice nulla, ma per ben venti anni, dal 1979 al 1999, ha militato nelle migliori squadre canadesi di Hockey su ghiaccio.

Figlio d’arte, il padre era anche lui un campione di Hockey, Wayne accumulò nella sua carriera l’imbattuto record di 2857 punti. Record di tutti i tempi, ancora inviolato.

Ti chiederai che cosa abbia a che fare Wayne con la finanza operativa, e ora te lo spiego.

Wayne diceva: “Pattino dove sarà il disco, non dove è stato”.

Dal ghiaccio dell’Hockey, al freddo dei mercati il passo è breve. E la grande lezione è proprio questa: se vuoi sopravvivere sullo scivoloso ghiaccio dei mercati, pattina dove sarà il disco e non dove è stato.

Difficile? Sì, certo.

Proviamo ad analizzare che cosa sta accadendo e proviamo a fare uno scenario. La massa ha creduto per un bel po’ che “ormai l’asse dell’azionario si fosse spostato sul Nasdaq”.

Lo ricordi, vero? se ti è capitato, ho perfino sghignazzato in una trasmissione televisiva, essendone ospite, di fronte a tale affermazione. Non mi sono trattenuto, non volevo prendere in giro nessuno, ovviamente, ma è quello che vedo da 39 anni e qualche volta mi viene troppo da ridere.

Quando qualcuno ti dice “ormai”, sui mercati, sappi che i mercati stanno invertendo. Perché sta guardando dove il disco è stato e non dove sarà.

La maggior parte degli investitori sta ancora negando che i titoli tecnologici, dopo la grande sbornia del Covid, si siano bloccati. L’8 marzo, il minimo del Nasdaq si è ritirato di oltre il 10% rispetto al picco di febbraio: in gergo tecnico si chiama correzione.

I grandi beniamini della tecnologia sono andati molto peggio dell’indice. Tesla, dopo il massimo di 883 dollari (il nostro sistema aveva previsto 880 dollari, in pubblico, ma è anche fortuna ovviamente), è sceso fino a 563 dollari. È rimbalzato ma perde ancora il 30% circa.

Spotify è scesa da 364 dollari a 261, meno 28%. E Zoom, il proverbiale titolo della comunicazione digitale a distanza, è sceso anch’esso di quasi il 30%.

Alcuni fondi tecnologici, grazie alla follia di taluni gestori, sono crollati, se ci hai investito soldi scappa ora.

Le vaccinazioni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna procedono ad un ritmo sostenuto. La ripresa economica di tali realtà è molto più vicina di quanto ci aspettiamo e di quanto il nostro osservatorio, in questa malandata Europa, ci faccia supporre.

Il disco non sta dirigendo verso i titoli tecnologici, anche se adeguate scelte selettive permetteranno opportunità ghiotte agli investitori che amano la volatilità.

Gli investitori stanno prelevando i soldi dai tecnologici li stanno dirigendo verso titoli più tradizionali. È la rotazione accelerata dalla direzione della fine pandemia.

Due anni fa avevo scritto che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, avrebbe avuto un impatto negativo nel breve termine, ma stava per crearsi la più grande piattaforma offshore del mondo, fuori dei legami e della burocrazia cartacea europea, e poggiata sulla solidità del loro pragmatismo.

Non so ancora se la previsione era corretta, ma di sicuro la strada è tracciata e parleremo molto presto di titoli del FTSE100 come azioni molto appetibili.

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Rischi dei mercati post covid, come muoverci ?

Parlare di post-Covid in Europa fa certamente sorridere. Siamo nel pieno della pandemia, abbiamo la speranza nei vaccini, ma facciamo fatica a vedere la luce.

Al di là dell’oceano, negli Stati Uniti, si fa strada ormai da qualche settimana un maggiore ottimismo. In altre occasioni abbiamo parlato di YOLO, you only live once, vivi soltanto una volta, che sembra essere l’emblema del nuovo ottimismo americano.

Non tutti sanno che la Bank of American conduce con la sua divisione di ricerca un sondaggio mensile con i gestori di fondi di tutto il mondo: le domande vertono a capire che cosa li preoccupa maggiormente. Che cosa li tiene svegli la notte, vale a dire i rischi percepiti che potrebbero danneggiare i loro portafogli.

Inutile dire che il Covid-19, e l’impatto che il virus ha avuto sulla società, l’economia e i mercati,  ha tenuto il primo posto in classifica per lungo tempo.

Nell’ultimo sondaggio, condotto fra il 5 e l’11 marzo scorso, le preoccupazioni riconducibili al virus sono scese al terzo posto.

Ora, ci sono due rischi percepiti che incombono e che vengono considerati più grandi della pandemia.

In testa, ora c’è la paura per il potenziale aumento dell’inflazione. Al secondo posto c’è una improvvisa svendita di Treasury (la continuazione amplificata di quanto già verificatosi), che potrebbe far salire i tassi di interesse, danneggiando la nascente ripresa economica globale.

Fra le preoccupazioni diminuite rispetto ai mesi scorsi, c’è anche la percezione della bolla sui titoli americani. Da questo, forse, possiamo dedurre che una correzione nei prossimi tre mesi è quanto meno nelle aspettative.

E’ uno scenario dove il cambiamento è la parola d’ordine. La situazione potrebbe evolvere e non è escluso che questo accada con molta più velocità di quanto possiamo aspettarci.

Valutando molte opinioni che riceviamo dagli Stati Uniti, senza pretendere di competere con la scientificità del sondaggio di Bank of America, ci sono due paure che abbiamo rilevato: la prima, se bolla è, potrebbe fare il botto. La seconda, la spesa globale in deficit, con al primo posto gli Stati Uniti, prima o poi, qualcuno dovrà pagarla.

E la maniera migliore dei debitori per pagare i debiti è proprio l’inflazione. E forse qualche cerchio potrebbe chiudersi in questo modo: sempre che i tassi di interesse non subiscano aumenti drammatici improvvisi, cosa che renderebbe la sostenibilità del debito molto problematica.

Sembra che siamo in un vicolo e non abbiamo esattamente capito come fare ad uscirne.

In tale condizione, da molti mesi, stiamo sostenendo la necessità di maturare una adeguata conoscenza di ciò che si fà , nei nostri canali forniamo analisi, news, ed educazione finanziaria in maniera gratuita. Chiedi le info necessarie su telegram a @deepinvestmentsinfo

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Studio e sacrificio , sei pronto ?

In India, nello stato federato del Bihar, c’è un piccolo distretto, di nome Gaya. Si trova nella regione estrema occidentale dell’India, lontana dal mare, lontana dai grandi centri.

Quanto piccolo sia Gaya te lo dice il numero degli abitanti: circa quattrocentomila, che rapportato alla popolazione dell’India è come dire una goccia nel mare.

Le colline intorno al distretto sono considerate sacre dagli induisti, perché Buddha vi avrebbe pronunciato il Sermone del Fuoco, favorendo la conversione di un grande numero di asceti.

In una piccola località del distretto di Gaya, chiamata Kothilawa, vive Laungi Bhuyan. Un uomo molto umile, povero, come poveri sono tutti gli abitanti di quella zona.

Un uomo che ha una concezione della vita lontanissima dalla nostra. Tu sei un trader, un investitore, un professionista della finanza, o un consulente, o un appassionato. Stai cercando di fare soldi dai soldi, mestiere difficile e complesso ma perfettamente coerente con il mondo che percepiamo intorno a noi.

Laungi ha una percezione del mondo molto diversa dalla nostra. Per lui, come per la sua gente, l’allevamento di animali e la coltivazione sono le uniche attività possibili.

E molta della sua gente cerca di andare a lavorare nei centri più vicini a non meno di ottanta o cento chilometri dal villaggio.

Kothilawa è circondata dalla giungla e dalle montagne. E in una regione dove la piovosità, in stagione, è abbondante il paradosso vuole che il villaggio non abbia una fonte diretta per potersi rifornire di acqua.

L’acqua finisce prevalentemente nel fiume, piuttosto distante dal villaggio, che rimane, purtroppo, assetato e privo di acqua.

Laungi, trenta anni fa, fece un progetto. Avrebbe dedicato una parte del suo tempo a risolvere questo problema, senza trascurare la sua attività principale che è quella di allevare animali.

Nelle montagne vicine individuò un punto dove poteva essere convogliata l’acqua piovana. E cominciò, da solo, a scavare un canale. Obiettivo: far arrivare il canale, e con esso l’acqua, al villaggio. Un canale lungo tre chilometri da scavare pian piano.

Dopo trenta anni, non molto tempo fa, l’opera si è conclusa. Tutti gli abitanti e gli animali del villaggio ora dispongono di acqua senza dover fare chilometri per portarla, per di più con gli scarsi mezzi a disposizione.

Laungi ha lavorato da solo. Nessuno nel villaggio lo ha aiutato, pur avendone ottenuto ora gli evidenti benefici.

Laungi è un visionario, aveva un progetto intelligente, lo ha realizzato, con determinazione, costanza, capacità. In un contesto di difficoltà enormi, con limitatissime risorse, con la forza delle sue braccia e pochissimi attrezzi rudimentali.

È difficile fare denaro dal denaro? Sì. Da sempre racconto lacrime e sangue per chi vuole cimentarsi ed enormi soddisfazioni se impari a farlo.

Dovremmo prendere lezioni di umiltà, alle volte. Ogni giorno, vedo sbandierati sugli oggetti delle email promozionali profitti a palate, migliaia di dollari o euro in pochi minuti o in pochi giorni.

Nessuno sottolinea che il risultato è fatica, lacrime, sangue, costanza, visione d’insieme, razionalità, conoscenza della tecnica e dominazione emozionale.

Nessuno ti dice: fai come Laungi.

Noi te lo diciamo. Perché questa è la grande verità del trading e dell’investment. Non ce ne sono altre.

Comincia il tuo progetto, e sicuramente l’hai già fatto, e portalo avanti con lucidità e determinazione senza farti distrarre dalle chimere dei dollari facili.

Il risultato è a valle, tre chilometri di canale da scavare, con le tue mani, perché nessuno ti aiuterà se non la tua volontà.

Ma quando lo avrai scavato, il beneficio sarà per tutti coloro che ti stanno intorno. Tutti coloro che ami. Tutti coloro a cui vuoi donare quello che sai ottenere.

Nessuno ti aiuterà? Detto da uno che fa attività editoriale per portare Cultura Finanziaria a più persone possibili?

Sì: noi siamo qui. E la Cultura che diffondiamo è uno strumento essenziale per te: ma sei solo tu che raggiungerai il risultato. Anche se seguirai i nostri segnali, anche se frequenterai i nostri corsi, anche se deciderai di fare da solo … comunque il risultato dipenderà da te.

Ed è fantastico pensare di raggiungere questo obiettivo, senza sognare conti che crescono di migliaia di euro ogni giorno, ma con il realismo che la tua Cultura finanziaria ti porta ad avere sui mercati.

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Il crash finale del Bitcoin ! Conoscere e Valutare

 

C’è un segreto dietro il Bitcoin, che lo rende molto pericoloso per chi lo considera veicolo di investimento anziché puramente speculativo.

Il Bitcoin è pericoloso per l’ambiente. Incredibile per una moneta digitale. Uno studio dell’Università di Cambridge ha dimostrato l’incredibile quantità di elettricità che è necessaria per estrarre i Bitcoin. Il mining di Bitcoin comporta la risoluzione di complessi problemi matematici al fine di creare nuovi Bitcoin e aggiornare la Blockchain, garantendo così l’autenticità delle transazioni. I minatori di Bitcoin vengono ricompensati dagli stessi Bitcoin che producono.

Senza entrare nel merito del processo matematico necessario alla produzione, dobbiamo considerare che più Bitcoin vengono estratti più diventa complesso l’algoritmo che serve per produrli. Questo crea la necessità di una quantità crescente di potenza dei computer ed elettricità.

Per comprendere l’impatto di tale fenomeno, pensiamo al Bitcoin come ad una nazione: ebbene essa è al ventinovesimo posto nel mondo per consumo annuo di energia elettrica. Più della Svizzera, più dell’Argentina, appena meno della Norvegia.

Il consumo di energia del Bitcoin è una fonte di potenziale preoccupazione. Maggiore sarà il prezzo del Bitcoin, più alto sarà la convenienza per i minatori a cercare di estrarne di più. E questo significa una rincorsa a sistemi di elaborazione sempre più potenti attivi 24 ore su 24 e a consumare sempre più elettricità.

Più Bitcoin si producono, più l’impatto sull’ambiente è significativo.

Neanche a dirlo, i due terzi dei Bitcoin del mondo si producono in Cina, dove la principale fonte di elettricità è il carbone, la fonte più sporca possibile. Il Bitcoin ha attratto l’attenzione degli ambientalisti, che considerano il Bitcoin un gigantesco spreco di risorse e un problema crescente per l’impatto che esso ha e potrà avere in futuro per il clima.

La politica, nel mondo, è sempre più costretta dall’opinione pubblica e dagli elettori a prendere in seria considerazione il problema climatico. Ora è una questione di primo piano per i più grandi paesi del mondo, perfino la Cina fa dichiarazioni di intenzione sempre più orientate alla soluzione del problema climatico.

Questo significa che il Bitcoin, in prospettiva futura, potrebbe avere pochi alleati disposti a sostenerlo in sede politica.

Questo “sporco segreto” del Bitcoin potrebbe diventare la causa del suo crash?

Nessuno può dirlo. Di certo, non è possibile determinare un valore vero, implicito di un Bitcoin. Questo è ciò che rende il possesso di un Bitcoin una speculazione, piuttosto che un investimento. Senza nulla togliere che speculare è un sacro mestiere. Basta intendersi sugli scopi e sui termini.

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Il trading non è un casinò !

Quale è la vera differenza fra giocare al casinò e fare trading o investire denaro?

Io credo di saperla, ma mi sono fatto raccontare da un caro amico appassionato di casinò il suo proprio personale punto di vista.

Anzitutto, lui è un frequentatore di casinò: disdegna quelli online, vuole andare in quelli veri, reali, fisici, respirare “l’aria del casinò”, vedere in faccia i giocatori, i croupiers, toccare il tavolo, girare per i corridoi, percepire e condividere l’ansia adrenalinica.

Mi ha spiegato che ha un “conto casinò”: un conto bancario separato, dove versa una parte dei suoi guadagni e che utilizza per giocare. Profitti e perdite delle sue giocate sono in quel conto.

Nell’ultimo anno, le restrizioni del covid, gli hanno impedito di andare al casinò. Così, il suo “conto casinò” è aumentato.

Versamenti e nessuna uscita.

Gli ho fatto osservare, che era probabilmente l’unico modo per far aumentare quel conto: versare soldi e non andare al casinò. Si è leggermente oscurato in viso. Ma ha ammesso che avevo ragione. Quel conto non è mai aumentato nel corso degli anni ed è stato alimentato dai suoi continui sistematici versamenti.

Al casinò, il banco vince sempre. Non può che essere così, o non esisterebbe il casinò. E, in definitiva, i giocatori sanno bene che sarà il banco a vincere. Ma è l’adrenalina a spingerli. Il puro gusto di respirare aria adrenalinica, con tutto il suo rispettabile ammissibile fascino.

Ci sono due differenze fondamentali nel trading rispetto al casinò: puoi portare la probabilità a tuo favore con un metodo che lo consenta, e questo alla roulette o al blackjack non è possibile. Secondo e forse fondamentale aspetto: devi lasciare l’adrenalina fuori della porta della tua stanza dove fai trading.

Non devi metterti al video pensando che è bello o divertente fare trading. Perché è bello o divertente andare al casinò, forse, tanto che i giocatori sono disposti a spendere le loro perdite per tale divertimento.

Ma fare trading non deve essere per te bello o divertente, perché l’applicazione di un metodo è quanto di più ripetitivo esista: ma è ciò che genera il successo. Se ti diverte fare soldi, quello è il tuo divertimento, ma il modo in cui li produci non può essere divertente.

Può essere appassionante, quello sì: e devi appassionarti allo studio, al trading, ad imparare un metodo che funziona e che replicherai all’infinito, perché quello è il metodo che ti permette di fare soldi.

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Bitcoin: a 100.000, sarà vero?

Imprese come Bit Digital, Hive Blockchain Technologies, Marathon Digital, Riot Blockchain sono oggi riconosciuti quali titoli ad alta opportunità di investimento, sia pure ad elevato rischio. Sono i minatori di Bitcoin. Allo stesso tempo, fra i grandi acquirenti di Bitcoin, troviamo nomi illustri della finanza e dell’economia: da Goldman Sachs a JpMorgan, come pure Grayscale Bitcoin Trust, o Microstrategy o la notissima Tesla di Elon Musk.

Negli anni passati, pochi avrebbero scommesso su quello che poi è avvenuto.

Se esaminiamo il mercato recente del Bitcoin, ci accorgiamo che la quantità di monete in circolazione di Bitcoin negli ultimi 30 giorni è stata inferiore alla sua domanda. Cioè, la variazione dell’offerta di liquido Bitcoin è negativa, ed è stata negativa anche per la maggiore parte del tempo nel 2020. La domanda quindi ha superato l’offerta e questo giustifica l’incremento di prezzo del Bitcoin, a maggior ragione se pensiamo ai numeri oggettivi del Bitcoin: 21 milioni di offerta totale possibile di cui 18,65 quelli già emessi: ma solo circa 4 milioni di Bitcoin sono effettivamente in circolazione costante. Nel 2016 avevamo assistito ad una simile configurazione di domanda ed offerta e scatenò il rally fino alla fine del 2017.

La storia recente sembra ripetere, quindi, quella passata.

Investitori istituzionali stanno spingendo verso il Bitcoin, con portafogli digitali, vedasi il Grayscale Bitcoin Trust citato sopra come esempio, e si crea una pressione eccessiva sull’offerta disponibile in circolazione. Inoltre: la pressione di acquisto è molto più veloce della capacità mondiale estrattiva del Bitcoin. Capacità che sta divorando già una quantità di energia elettrica mostruosa.

Coinbase, che probabilmente diventerà pubblico, è una delle piattaforme preferite dalle istituzioni, per acquistare e vendere bitcoin: questo perché la sua politica consente lo scambio di Bitcoin solo fra parti controllate ed identificate, evitando quindi denaro proveniente da attività illecite.

Aggiungiamo che le manovre tipiche degli istituzionali contribuiscono ad aumentare ulteriormente il prezzo del Bitcoin e potremmo ottenere da tutto questo la valutazione che sulla cripto più importante del mondo il rally potrebbe essere destinato a continuare. Il mondo retail entrerà nel Bitcoin tanto più i media contribuiranno ad alimentare l’attenzione: la corsa al rialzo potrebbe ulteriormente rinvigorirsi. E potrebbe essere, quella, la fase finale del rialzo, seguita da un poderoso assestamento di prezzo verso il basso, come nel 2018.

Sul Bitcoin si può mettere un chip, pensando che sia ad altissimo rischio. Come tutto ciò che è ad altissimo rischio può avere un rendimento interessante o una perdita catastrofica.

Per questa ragione, se mettiamo un chip nel Bitcoin, abbiamo da gestire per il meglio tutto il resto del portafoglio.

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La luce in fondo al tunnel !Non solo Apple o Netflix

Abbiamo già scritto delle enormi differenze di velocità dell’Europa rispetto agli Stati Uniti nella distribuzione e somministrazione del vaccino contro il Covid. Il Washington Post ci dà notizia che 54 milioni di americani hanno già ricevuto uno dei vaccini autorizzati. Più della popolazione italiana vaccinabile.

Biden ha ribadito che il sistema sanitario statunitense distribuirà il vaccino a tutta la popolazione che lo vorrà entro fine maggio. Nel frattempo, arrivano altre notizie incoraggianti per gli americani. Secondo la Google Community Mobile Reports, nell’ultima settimana di febbraio, il numero medio di volte che gli americani si sono spostati per lavoro è stato il più elevato da 20 marzo del 2020.

E venerdì scorso, il non farm payroll ha parlato di 379.000 nuovi posti di lavoro creati nel mese e un indice di disoccupazione diminuito al 6,2%: forse (ma dico forse), questo dato ha contribuito a quel forte recupero che abbiamo visto fare agli indici americani proprio in quel giorno. Prove tecniche di ritorno ad una nuova normalità, insomma, e oltre oceano la luce in fondo al tunnel è sempre più visibile.

E, proprio in parallelo a quella luminosità crescente, per paradosso, e forse non lo è, le borse hanno cominciato a tentennare. Vediamo come interpretare tutto questo dal punto di vista degli investitori. Anzitutto, il mercato attende ancora l’approvazione del piano da 1,9 miliardi di dollari (più del PIL italiano, si noti) proposto dall’amministrazione Biden, e già approvato dalla camera.

In Senato, l’inaspettato ostacolo si è materializzato nel senatore democratico Joe Manchin, che ha espresso un dubbio sull’entità dell’incremento del sussidio di disoccupazione, dubbio che è stato risolto con una limatura di 100 dollari a tale provvedimento, dopo circa nove ore di negoziato. Sta di fatto che ancora il piano non è stato approvato e i soldi non sono ancora piovuti dal cielo. E sembra che ormai le attese che prevalgono su tutto il sentiment generale sia costituito più dagli aiuti che dal reale andamento economico.

Secondo elemento di preoccupazione, l’aumento dei tassi sul decennale, l’ondata di vendite sui titoli e il conseguente crollo delle quotazioni dei future. Crollo su cui ho già espresso il mio parere sulla sua anomala velocità. Sicuramente torneremo ancora su questo tema, nei prossimi articoli.

Ulteriore terza concausa del temporaneo stop al rialzo degli indici azionari, la rotazione settoriale conseguente alle aspettative di ripresa economica: la minore domanda sui titoli tecnologici, in una condizione di possibile percepita sopravvalutazione, e una naturale paura che si tratti di una bolla che potrebbe sgonfiarsi con un gran botto.

Tale paura rende meno appetibili i tecnologici e crea una domanda alternativa crescente su altri titoli maggiormente legati all’andamento economico e al ritorno all’economia reale. Ma evidentemente i due segmenti pesano ancora in modo troppo differente e le borse zoppicano.

Quello che ci insegna la storia è che nei momenti di crisi, come questo, si creano delle potenziali grandi opportunità su alcuni titoli che cavalcano l’onda della innovazione. L’esplosione di Apple e Netflix, ma sono soltanto gli esempi più eclatanti e conosciuti, possiamo considerarla un fenomeno successivo alla grande crisi del 2008-2009. Così, ancora una volta, quello che conta, più che mai nei momenti di grande incertezza come quello che viviamo, saper scegliere dove puntare, nel breve come nel medio e lungo termine, è fondamentale.

Sappiamo che il mercato è dominato dai grandi istituzionali. E sapere individuare i movimenti di questi ultimi è uno dei segreti per guadagnare.

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Oro e Petrolio alla ribalta dei mercati! Non è necessario prendere il minimo

Sul petrolio, c’è una linea di trend che sta dimostrando tutta la sua efficacia. Congiungi il massimo di giugno 2014 e il massimo di giugno 2018: otterrai con buona precisione il punto dove il petrolio ha rimbalzato nella giornata di oggi, trovando supporto nell’area del 59 dollari e mezzo.

Perché non avete detto di comprare il petrolio a 6 dollari, ci ha scritto un lettore, aggiungendo una popolare imprecazione rivolta a noi.

Il prezzo negativo del petrolio, visto un anno fa circa, non significava la fine del petrolio. I future dicembre 2020 quotavano, in quel momento, 32 dollari, e se qualcuno che se ne intende di petrolio era disposto a pagare 32 dollari una consegna 9 mesi dopo circa, significava che il petrolio sarebbe risorto. Poi, chi voleva intendere ha inteso.

In ogni caso, il nostro lettore ha ragione, era un ottimo punto di ingresso. Continuiamo a dire che per il petrolio potrebbero esserci ottime opportunità di qui a breve.

Anche sull’oro, lo abbiamo scritto in uno dei nostri precedenti articoli è ottimamente posizionato per qualche buona operazione.

Abbiamo appena preso un rimbalzo interessante di cui avevamo parlato in uno dei nostri articoli precedenti: rimbalzo già terminato, ora l’oro affonda di nuovo e dobbiamo essere pronti a riprenderlo.

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